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Convivere con il dolore pelvico cronico
Convivere con il dolore pelvico cronico
Alessia, 25 anni

Poco più di 4 anni fa, una sera di maggio, entrai in palestra per fare una lezione di prova di spinning. Sono bastati cinquanta minuti. Da quel giorno la mia vita non è stata più la stessa.
Il dolore fisico distrugge. Il primo mese di malattia sembra già un'eternità ma pensi "Devo resistere un altro mesetto, si tratta di prendere qualche farmaco, poi guarisco e tutto tornerà come prima". Poi capisci che non si tratta di un altro mese. Perché iniziano a passare i giorni, le settimane, i mesi, gli anni e il dolore rimane, cambia, prende sfumature diverse ma resiste e allora devi entrare nell'idea di pensiero che si tratta di un dolore cronico. Cronico. Significa che NON PASSA. La smetti di tentare terapie "alternative", di buttare migliaia di euro in cure che non risolvono nulla e, cosa durissima, smetti di sperare nella parola magica che per il primo anno ti ha tenuta in vita: "guarigione". Te la togli dalla testa.
Inizia il vuoto dentro, il buio, non piangi neanche più perché di lacrime ne hai versate troppe. O meglio piangi da sola, al massimo davanti a tuo marito, a tua mamma o alla tua migliore amica, ma per il resto del mondo la risposta è "va tutto bene", anche se hai la disperazione dentro, le scosse elettriche nel corpo, il matrimonio in crisi.. va sempre tutto bene.
Con gli anni trovi qualcosa che ti fa stare meglio ma l'inferno che hai vissuto è rimasto dentro di te, è una ferita sempre aperta, una cicatrice che ti porterai con te per sempre. Reagire è necessario ma immensamente difficile.
Ci sono notti in cui penso alla tristezza di quando racconto che sta finalmente andando tutto bene, anche se non è vero e sto lottando per lo stesso identico dolore, con la sola speranza che oppioidi e antidolorifici possano stordirmi fino a riuscire ad ingannare il cervello per un po’ e addormentarmi.
Unica nota positiva: gli amici. Senza saperlo mi salvano la vita. Ogni risata, ogni chiacchierata, ogni volta che vado a ballare con loro, quelli sono piccoli momenti di speranza e di gioia per me.
Il dolore mi spezza dentro e fuori ma mi dico sempre che, in fondo, domani è un altro giorno.